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giovedì 14 ottobre 2010

Una doverosissima precisazione sulla signora Conte.

La storia della signoria Conte l'ho scritta qui e ripostata su FB.
A distanza di due giorni la signora m'informa che non è vera la notizia da me riportata che sarebbe stata condannata in primo grado per le sevizie subite dal bambino e da lei non impedite. Precisa che c'è uno scambio di persona e che il suo procedimento è ancora in corso. Quindi, la signora afferma di essere indagata ma mai condannata.
Fatto salvo che, anche se fosse stata giudicata colpevole in primo grado, non sarebbe cambiata in nulla la mia posizione, e l'ho chiaramente detto, giacché siamo tutti per la garanzia assoluta del cittadino fino al terzo grado di giudizio, non ho alcun motivo di dubitare delle sue parole. Se dice che non è lei, non ho motivo di dubitare delle sue parole.
Semplicemente perché lo dice lei. Mi basta, non deve provare nulla a nessuno.
Mi auguro che questo possa convincerla che non c'è nessun atto persecutorio nei suoi confronti, che la sua parola è per me sacra, che nessun interesse c'è a dire cose false.

martedì 12 ottobre 2010

Altra ingiustizia?-11000 fan che ignorano. Da FB. Seconda parte.

http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=9727E' cronaca nera. La signora non è vero che è all'oscuro di tutto, è molto più banalmente indagata. Perché non risulterebbe vero che non avesse modo di denunciare, dato che la si vedeva uscire a pagare le bollette. Non solo: la madre, quando le viene chiesto il motivo delle ferite riscontrate sul corpo del bambino, risponde che i metodi educativi erano esagerati. Intanto scopriamo che non è stata lei a chiamare gli assistenti sociali dopo la citata rocambolesca fuga.
Sapeva ma non poteva denunciare? Può darsi, nessuno qui vuole sostituirsi alla Giustizia, ma perché tacere, ad esempio, di essere stata arrestata? Perché non dire semplicemente la verità?
La signora ha presentato una denuncia al Tribunale dei Minori, è messa lì, nella pagina. Il motivo? Le impediscono di vedere gli atti che la riguardano. Possibile? E perché mai dovrebbero? Forse perché c'è in corso un processo? Può essere? Se lo chiedete vi rispondono che la signora non è imputata di nulla. Già, è stata soltanto condannata, in effetti, nel frattempo.
http://www.lavocedimanduria.it/notizie-locali/sevizie-e-torture-sul-figlio-minore-condannata-la-mamma-di-sava-20100708.html
A due anni e otto mesi, per l'esattezza.
E' ovviamente solo il primo grado. Avrà modo di dimostrare la sua innocenza in seguito, ma perché semplicemente non dirlo?
Se leggete le torture inflitte al bambino, se avrete lo stomaco per arrivare fino in fondo penso che non potrete non chiedervi, come me, come Alessia, dove stia l'errore dei Giudici se hanno tolto il bambino da quell'inferno.
E a chi avrebbero mai dovuto affidarlo? Alla madre che, allo stato attuale, risulta colpevole? Che apre una pagina su FB mettendo foto e dati del bambino, violando la legge ma soprattutto mettendo a rischio la vita di suo figlio?
E a chi si è iscritto in quella pagina chiedo: potete, per cortesia, ma proprio per favore e per pietà, informarvi prima di fare quel maledetto clic? Perché è assurdo che più di 11000 persone non si accorgano che un bambino è messo in pericolo. Dobbiamo sempre aspettare che arrivi il mostro per renderci conto che bastava fare un po' di attenzione?
Io ho avuto la fortuna di incontrare Alessia ed insieme abbiamo cercato in tutti i modi di tutelare il piccolo, ma non lasciateli soli. Quando vedete la foto di un minore, drizzate le antenne, preoccupatevi, chiamate la polizia, segnalate, indagate. Non rimanete indifferenti e soprattutto non siate ignari complici.

Oggi 14/10/10: la signora Conte, come potrete leggere nei commenti postati sotto, afferma di non essere lei la persona di cui si parla nell'articolo postato. Che lei è sì indagata, ma non è mai stata condannata. Dice che si tratta di persone differenti.
Ribadendo che, anche se fosse stata condannata in primo grado, nulla sarebbe cambiato perché siamo tutti per l'assoluta garanzia del cittadino, riporto fedelmente la sua smentita proprio a dimostrazione che nessuno vuole giudicarla, che se lei afferma qualcosa la sua parola è per me sacra, senza che debba provare niente a nessuno.

Altra ingiustizia?-11000 fan che ignorano. Da FB. Prima parte.

Qualche giorno fa mi contatta Alessia Pisiconi, una donna che cerca di portare il suo aiuto ai più deboli, qui su FB. Mi mostra un link: una madre disperata ha aperto una pagina in cui chiede le sia restituito il figlio sottratto ingiustamente dal Tribunale dei minori. Alessia ha qualche dubbio, ma i fan della pagina sono più di 11000: possibile che si sbaglino tutti? Leggo le info e la storia, nebulosa, sarebbe questa: la donna ha un figlio con un uomo, si lasciano, trova un nuovo compagno ma non è fortunata; quest'ultimo la segrega in casa e, minacciandola con coltello e pistola, le impedisce di denunciare le violenze cui sottopone la donna e il bimbo. Un giorno, però, riesce ad avvertire un'amica, parlando in Tedesco, arrivano i Carabinieri e salvano madre e figlio. A questo punto, i cattivissimi giudici, dopo aver riscontrato violenze sul bimbo, lo tolgono alla madre, non glielo fanno più vedere, lo affidano ad una nuova famiglia e non le fanno neanche visionare gli atti che riguardano la decisione adottata. Nella pagina si susseguono gli appelli di zii, nonna e nonno per rivedere il bimbo. Intanto la gente partecipa in massa e grida, indignata, che è uno scandalo. I documenti presenti sono 3, fra cui una denuncia per non aver potuto visionare gli atti.
In realtà, qualcuno prova a fare qualche domanda, viene zittito e tacciato di essere cattivo e in malafede. Si giura e rigiura che questa è la verità, la povera madre non sa più nulla del figlio, da lei, vittima, allontanato senza un perché.
La prima cosa che colpisce me ed Alessia è la più ovvia, a cui nessuno, però, lì sembra far caso: viene diffusa la foto del minore, con nome, cognome, dati anagrafici ed ogni possibile dettaglio affinché sia riconosciuto e portato dalla sua mamma. Il pensiero di mettere a repentaglio la sicurezza di questo bambino, che potrebbe essere preso da un pedofilo in qualsiasi momento, non sfiora nessuno. Naturalmente, siamo in presenza di un reato, ma di questi tempi che volete che sia?
L'importante è che la mamma riabbracci il bambino, no? Anche a costo dell'integrità di suo figlio? Ovvio che sì.
Mentre Alessia cerca di convincere la signora a togliere quella foto e a farsi spiegare che cos'è successo realmente, trovando ogni volta silenzio, una ricerca veloce veloce ci apre un nuovo scenario.

lunedì 11 ottobre 2010

"Godetevi lo spettacolo".

Ci hanno detto che questa guerra era giusta, necessaria, veloce: si attaccava l'Iraq perché c'era la prova dei legami fra Saddam ed Osama Bin Laden, ed intanto si sarebbe portata un po' di democrazia fra quei barbari. Ci hanno detto che Al Qaeda si nascondeva ma non solo in Iraq pure in Afghanistan ed anche lì, già che c'eravamo, perché non portare un po' di civiltà? Ci hanno detto che la guerra era finita, no, stava per finire, ancora qualche mese e poi vedrete. Ci hanno detto che, noi Italiani andavamo lì a portare soccorsi e caramelle ai bambini. Ci hanno detto che era necessario restare lì per smantellare le basi, poi queste basi son spuntate in Spagna, in Francia, in Inghilterra ma nessuno mai ha pensato di bombardare queste Nazioni (ah, già, in Europa la democrazia già c'è, dimenticavo). Ci hanno detto che l'Iraq ora è libero e felice, senza più dittature e i bambini continuano a crepare in un Paese collassato. Ci hanno detto che nessun accordo è possibile con i Talebani ma Karzai ci dialoga e cerca trattative. Ci hanno detto che siamo lì per una missione di pace: la Nato ha dato il benestare per armare i nostri aerei con le bombe. Ci diranno che sulle bombe che sganceranno ci sarà la scritta "Peace and love" e in Afghanistan si morirà contenti.

domenica 10 ottobre 2010

Spegnere, l'ultima salvezza.

http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_10/grasso-orrore-diretta_49ea98d8-d440-11df-8222-00144f02aabc.shtml
Ero piccola quando Alfredino Rampi cadde nel pozzo, ma ricordo ogni particolare della tragedia. La speranza, l'attesa, l'incredulità, il dolore, il temino a scuola. Grasso mette sott'accusa la TV dell'orrore e fa bene. Ripenso alla cronaca degli ultimi anni: Cogne, Erba, Novi. La partecipazione popolare è stata incredibile, ci siamo trasformati in detective, cercando particolari, dettagli, nuove rivelazioni. A che serve? A chi serve?
Sapere in quale posizione esatta si trova il cadavere, assistere ad interviste esclusive di parenti, spiare ogni gesto dei protagonisti che senso ha?
Dice giustamente Grasso che se anche la TV non continuasse a mandare immagini le cercheremmo su Internet, in ogni canale possibile. Perché ci siamo identificati, ormai. Ci sentiamo parte integrante del dramma e vogliamo sapere, tutto. E se non sappiamo ci lanciamo in ipotesi. Da discutere a pranzo, davanti a FB, mentre prendiamo caffé e cornetto al bar.
Lo stop è affidato alla nostra sensibilità, al nostro buon gusto, alle nostre scelte etiche. Ma se si vive in un'epoca in cui si aspetta con ansia la decima, undicesima serie del Grande Fratello per disquisire su quanto ci sia di vero o di costruito nelle confessioni di chi è sotto l'occhio della telecamera per tutto il giorno, come si fa a trovare il limite della decenza ed impedire che una tragedia diventi anche questa uno show?
Come si fa se siamo tutti presi da quest'ingranaggio malefico, dalla seduzione del pettegolezzo, dalla incapacità di renderci conto che ognuno di noi sta facendo la sua parte?
Ho visto cose in questi giorni che voi umani...Ho chiesto di non sapere, l'ho fatto con fermezza: mi continuano ad arrivare in posta privata link di pagine, articoli, e se anche li segnalo come spam non posso guardare la mia homepage senza trovare confessioni, ipotesi, giudizi, complimenti ai maghi che tutto avevano previsto, condoglianze, sospetti, dettagli dell'ultima ora, foto, video, ricostruzioni...
Certo, passerà. Certo, sapevo sarebbe accaduto. Ma la Tv, i giornali ed anche Internet, il mondo dell'informazione, insomma, dovrebbe aiutarci ad indirizzare le nostre scelte, non dovrebbe alimentare questo desiderio di spettacolarizzazione ad ogni costo.
Ci vorrebbe, forse, un codice deontologico da ridefinire; una presa di posizione ferma da parte principalmente del servizio pubblico; un basta detto da chi ha il potere di farlo. Ed intanto il nostro rifiuto a far parte di questo meccanismo. La differenza possiamo farla noi, spegnendo.

Il metodo Feltri e la libertà del giornalista.

http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_08/sarzanini-ora-ci-divertiamo_bf9ecbac-d29d-11df-8b7c-00144f02aabc.shtml
La notizia della perquisizione de "Il Giornale" è di qualche giorno fa e mi ha lasciata non poco perplessa. Non mi piacciono le censure, meno che mai quelle preventive. Ho letto le intercettazioni per capire meglio, confesso il mio disagio. Marcegaglia critica il Governo, riceve notizia che da questo momento e per venti giorni sarà attuata una campagna denigratoria nei suoi confronti. E' giusto? No. Gli accusati dicono adesso che il tono era scherzoso, io non ci ho trovato proprio nulla da ridere. E non deve aver riso nemmeno Marcegaglia se si precipita a chiamare Confalonieri per farlo intervenire. E qui comincia la mia confusione.
E' legittima la paura che qualcuno possa infangare il tuo nome, è assurdo che ciò possa accadere, ma scendere a patti, cercare un accordo privato con chi ti sta ricattando non riesco proprio a capirlo.
Come mi continua a rimanere ignoto il motivo per cui il portavoce di Marcegaglia, Arpisella, debba rassicurare il vicedirettore de "Il Giornale", Porro, sulla nomina di Riotta al vertice del Sole 24 Ore che sarebbe stata concertata d'accordo con Letta e il cosiddetto premier.
C'è qualcosa che sfugge, in  questa storia. Il metodo Feltri è ormai ben noto: se ti permetti di criticare il Governo, sarai punito. Ma chi gli consente di applicarlo? Perché non è stata data comunicazione immediata di ciò che stava avvenendo e si è preferito cercare un accordo?
Perché, in una intervista successiva ai fatti, Marcegaglia tiene a precisare che stima Feltri e lo considera un grande giornalista? Perché?
E a Feltri, Sallusti e Porro che chiedono, giustamente, la libertà d'espressione e di critica dei giornalisti va una sola domanda: perché non si sono limitati a pubblicare uno, due, dieci articoli su Marcegaglia liberamente come chiedono ed hanno invece ritenuto necessario inviare un avvertimento il giorno prima?
Perché la libertà del giornalista è sacra, ribadiamolo, ma non si capisce davvero a che cosa potesse servire, quale scopo si prefiggesse l'sms che preannunciava l'uscita del pezzo.
La questione non è aver scritto o avere intenzione di scrivere qualcosa su Marcegaglia, è capire perché Porro si sia sentito in dovere di lanciare quell'avvertimento. E con questo la libertà del giornalista non c'entra nulla, ma proprio nulla.

venerdì 8 ottobre 2010

I buoni, i cattivi e l'onestà

Sono tempi di confusione e confesso di non sapermici spesso raccapezzare. Assisto a scontri accesi, trasversali, tutti gridano le loro ragioni, nessun dubbio, mai. Tranne tacere sulle notizie che non fanno comodo alle proprie opinioni, quelle si accantonano, non sono importanti. Io non mi ci ritrovo, davvero.
A me pare naturale che, se disapprovo i metodi usati da b., non posso poi approvarli se ad usarli, quegli stessi mezzi, è l'opposizione.
Se sono contraria ai gruppi di estremisti "neri" che picchiano chi è dissenziente mi pare ovvio che non potrò dire sì agli estremisti "rossi" , perché la violenza è la stessa di prima. Se sono a favore della libertà della donna  non cambio idea se viene negata da regimi antiamericani perché la donna è la stessa di prima. Se sono dalla parte dei bambini non taccio quando ad ammazzarli o picchiarli è la madre, perché sono gli stessi bambini di prima. Se lotto per la libertà dei giornalisti non posso non condannare un attentato ad un direttore di destra, perché la libertà è la stessa di prima. Se sono contraria alla pena di morte non la avallo perché è accaduto un fatto di cronaca, perché è la stessa condanna di prima. Se sono per la libertà di confessione religiosa non cambio idea se la costrizione è islamica e neppure se è ateistica, perché è la stessa indipendenza di prima. Se sono contraria al razzismo della lega verso i meridionali non posso essere d'accordo con quello contro i settentrionali, perché il razzismo è lo stesso identico che ho biasimato prima. Se sono dalla parte della Giustizia non cambio la mia idea quando questa tocca un mio conoscente o una donna, perché è la stessa Legge di prima.
Credo ci siano dei valori che sono da preservare intatti e da anteporre ad una bandiera. E che quando due di questi confliggono bisognerebbe guardare a quello più importante non per sè stessi ma per la società. Essere dalla parte degli immigrati non significa tacere quando uno di loro commette un reato perché è un uomo e può sbagliare. Opporsi alla violenza contro le donne non comporta il silenzio quando è una donna ad essere omicida, perché le due cose non sono in antitesi anzi non c'entrano proprio l'una con l'altra.
La conflittualità credo nasca quando si abbracciano ciecamente delle parti e si divide il mondo fra buoni e cattivi in base al tifo per la propria bandiera respingendo ogni possibilità di dialogo e di messa in discussione, insultando l'altro e considerandolo un nemico da distruggere, il male assoluto, con ogni mezzo e in ogni modo.
Sacrificando l'onestà.
Perché il mio reato non è migliore del tuo, la mia violenza non è meno condannabile di quella tua, la mia disonestà non può essere assolta mentre condanno la tua.
Perché io non ho più diritti di te, non li ho e non devo averli.

Pena di morte? -Un discorso impopolare

Mi pongo una domanda da almeno venticinque anni: è giusta la pena di morte? La mia risposta è cambiata più volte nel tempo, alla sicurezza del "sì" quando ero adolescente sono subentrati i dubbi. Di natura logica, innanzitutto: se condanno un omicidio posso poi volere che sia compiuto addirittura dallo Stato? Ci sarebbe la questione deterrente ma è provato che le Nazioni che applicano la pena di morte non hanno visto nessun calo di reati. A chi e a che cosa servirebbe, allora?
Credo che chi invoca la pena di morte sia mosso da un bisogno di giustizia immediata e sicura. Troppe volte chi compie delitti gravissimi si appella all'incapacità d'intendere e volere, viene affidato ad istituti non meglio specificati e la sensazione che rimane è quella di una sostanziale impunità.
Oppure, dopo lunghi anni di processi, riesce ad ottenere sconti sulla condanna per buona condotta e anche l'ergastolo ormai nei fatti non lo sconta più nessuno.
Quindi, non c'è l'immediatezza né la certezza della pena. Ma.
Quando è stata uccisa Teresa Lewis ho rivisto la mia posizione sulla condanna a morte. Colpevole di omicidio. Con problemi psichici.
Portata al macello in una stanza dove le è stata praticata l'iniezione mortale. Impaurita. Non ho letto gli atti del suo processo, non posso sapere se davvero fosse malata o no. Posso immaginare che la vittima del suo omicidio avesse avuto lo stesso suo terrore negli occhi e che non è stato per questo motivo risparmiata né ha goduto di una morte indolore. E' giusto?
Io credo di sì. Credo che lo Stato abbia il dovere di punire i crimini ma che lo debba fare in modo da condannare la barbarie che è stata usata dal colpevole proprio per evitare che qualcuno possa rifarlo, per educare al rispetto della vita, dell'altro.
In questo momento ci sono dei ragazzi che ci stanno guardando, che ci ascoltano, che prenderanno esempio da noi. E' difficile mantenere la calma, far parlare la ragione, ma noi adulti lo dobbiamo fare. Per loro. Perché chi adesso sta gridando alla pena di morte poi a quegli stessi ragazzi deve spiegare che è sbagliato applicarla su Sakineh.
E' una responsabilità grande e non dipende da un'entità astratta, dipende da ognuno di noi.

 

mercoledì 6 ottobre 2010

Sarah e il bravo giornalista.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/06/news/ritrovato_il_corpo_di_sarah_scazzi-7799074/?ref=HREA-1
Sarah è stata ritrovata. Lo zio ha confessato, l'ha ammazzata lui. Il padre della cugina di Sarah. Credevo sarebbe tornata viva a casa? No, ma ci ho sperato fino all'ultimo. Soprattutto perché avrei voluto che quella ragazzina potesse riappropriarsi di quanto le era stato tolto. Non è stata solo uccisa, Sarah. Il suo diario l'hanno letto tutti, la sua cameretta è stata vivisezionata dagli sguardi laidi, sporchi di non conosce la parola vergogna. Ho sempre capito e gustificato la madre, anch'io avrei fatto lo stesso. Anch'io avrei cercato di aiutare in qualsiasi modo gli investigatori, fregandomene altamente di privacy e tutto. Chi non riesco a capire e giustificare è quella stampa che si è servita della disperazione della mamma per confezionare articoli ributtanti. Chi ha seminato il dubbio, in base a delle scarpe con il tacco trovate nella sua stanzetta o alla sua consuetudine di stare al PC, che Sarah no, non poteva essere una brava ragazza. Ecco, quel dubbio che è stato fatto balenare è osceno. Perché quella ragazzina per nessun motivo al mondo doveva essere giudicata da chi non la conosce. Perché lo smalto nero sulle unghia o avere tre profili su FB non significano un benemerito accidenti. Perché ci deve essere un limite fra il diritto di cronaca e l'illazione. Si voleva avanzare l'ipotesi che, possedendo delle scarpe con il tacco, non potesse essere rapita ed uccisa? Che, avendo chattato sul social network, chissà che cosa mai nascondesse? Gli amori di Sarah, le sue emozioni, i suoi turbamenti, tutto è stato usato, tutto è stato buttato in piazza perché il giornalista doveva dimostrare che lui non è mica fesso, quella ragazzina non gliela raccontava giusta, lui aveva capito tutto.
La madre aveva detto che Sarah si sarebbe arrabbiata con lei per aver fatto conoscere a tutti la sua intimità; non credo. O, meglio, forse avrebbe tenuto il broncio per qualche giorno, poi avrebbe capito e l'avrebbe ringraziata. Perché, ad un certo punto, anche la madre ne ha avuto abbastanza delle insinuazioni sulla ragazzina e si è fatta affiancare da un legale.
Ora  il bravo giornalista si fionderà sulla tragedia, racconterà dettagliatamente il dolore della famiglia, cercherà nuovi particolari su questo caso, troverà (perché è bravo, li saprà trovare) figuri che conoscevano benissimo i protagonisti.
All'innocenza di Sarah, violata, non penserà? A quel dubbio che ha insinuato non avrà tempo di pensare? Perché non aveva nessuna importanza se Sarah avesse tre, quattro o cinque account su Facebook, nessuna rilevanza se si tingesse le unghia dei piedi, ma soprattutto perché lei non c'era a poter dire la sua e non doveva essere messa in condizione di doversi difendere. Perché Sarah non aveva fatto niente, era solo scomparsa.
E so che neanche adesso si avrà la decenza di tacere.

Non può essere stato lui, io lo conosco.

Non so se l'avete notato ma ogni volta che una notizia di cronaca ci parla di un omicidio, di violenza, di pedofilia c'è sempre qualcuno che rimane incredulo e che è prontissimo a giurare che quella persona, il condannato, era davvero al di sopra di ogni sospetto, che mai avrebbe potuto compiere un atto simile. Da quando Facebook è entrato nelle nostre vite, la tendenza si è accentuata ed ampliata. Non credo si possa parlare di cattiva fede, solo di una pericolosa commistione fra passato e presente, di impressioni che vogliono sostituirsi al percorso della Giustizia, di superficialità in sintesi. Quando arriva una condanna sono trascorsi anni, specie se questa è definitiva. La persona che si dice di conoscere, con la quale si è condiviso qualche piacevole momento su FB non viene giudicata dal Tribunale per il suo presente ma per quello che ha fatto in passato, quando non era fra i vostri contatti, quando voi non lo conoscevate. E' cambiato questo individuo nel tempo? Può darsi, ce lo auguriamo tutti, ma il reato commesso rimane. E su quello si pronuncia la Giustizia, non sul suo account o sui link più o meno simpatici che ha postato.
"Io lo conosco": chi può affermare di conoscere un'altra persona? Ritengo solo chi ha vissuto con questa persona, chi ha condiviso quei giorni e quelle notti, chi c'era. I giudici non vanno ad impressioni, si attengono ai fatti, raccontati da chi appunto c'era e riscontrati. Quando si parla di falsi abusi bisogna ricordare questo: stanno parlando le persone coinvolte, in tempi e luoghi che sono diversi da quelli virtuali. Quando qualcuno denuncia un individuo per le violenze subite, a parlare sono i fatti non chi ha condiviso un link su FB con quell'individuo e per questo osa mettere in dubbio le parole della vittima.
E a giudicare è il Tribunale.

martedì 5 ottobre 2010

Nessuno tocchi i bambini. Una storia indecente. Terza parte. E basta.

Le domande che pongo alla nuova compagna dell'uomo, T., sono le stesse. Perché non si dica che non è stata offerta la possibilità di fare chiarezza, perché non si accampino nuove scuse, perché sia accertata la verità, anche se la versione sarà di parte io vorrei sentirla e farla conoscere. Queste le risposte.

T 02 ottobre alle ore 20.27 Segnala
1) dagli atti in mio possesso pare sia stata l'ex moglie a contattarli;
2) i minori vengono assistiti da un tutor ed anche la madre mentre ikl padre era all'oscuro di tutto e solo per caso ne è stato informato in seguito;
3) viene scritto che i minori vivono uno stato di disagio e non sono curati per niente;
4) disinteressamento da parte della madre con la quale vivono e del fatto che i genitori litigassero violentemente;
5) la madre dice di non assisterli al meglio perche' in cerca di lavoro che tra l'altro non vuole trovare, il padre non era al corrente di tutto quello che stava succedendo;
6) si ad entrambi virene sospesa la patria potestà
7) in merito al processo di S. tutti e tre i gradi,
8) si il padre ma in appello hanno rigettato la richista di affidamento pur dimostrando il reddito e la condizione abitativa e affettiva;
9) alla fine si...anche se poi abbiamo saputo attraverso dei docementi che la madre nel frattempo aveva avuto incontri protetti con i figli ma non sono stati giudicati positivi;
10) il padre sicuramente si...ha iniziato subito il percosrso psicodiagnostico e quando al consultorio di zona è venuto a mancare lo psicologo ha sollecitato più volte al tribunale minorile di affidarlo ad altra struttura, e tra l'altro il modo di vivere diverso del padre era già ampiamente dimostrabile attraverso la situazione lavoativa, abitativa controllata da un'assistente sociale con parere favorevole. in merito alla madre non ho idea di quale ancora oggi sia il suo modo di vivere...se cambiato o meno.

Di nuovo nessun accenno alle violenze subite dai bambini; in compenso, la colpa di tutto (un tutto nebuloso, indefinito, vago) viene addossata all'ex moglie.

Lara Cardella 03 ottobre alle ore 8.03
T., io avevo chiesto a G. se ritenesse ci fosse stata un'ingiustizia nel togliere i bambini e mi ha risposto di sì.
Ho mandato le domande sia a lei che a te: non entrate mai nei particolari. Forse gli altri non hanno la pazienza di leggersi tutto, ma io l'ho fatto. Non citare mai gli abusi riscontrati e di cui hanno parlato i ragazzi non è fare informazione corretta. Non si può gridare all'ingiustizia e poi non dare la possibilità agli altri di capire.
I bambini erano senza vestiti adatti, vivevano con la nonna alcolizzata, il più grande soffriva di enuresi e indossava ancora il pannolino, le violenze sessuali sono state raccontate nei dettagli da entrambi i ragazzi: perché state nascondendo tutto questo e poi chiedete solidarietà?
La mia opinione, francamente, è che se un errore c'è stato è quello di non avere ritenuto colpevole anche la madre, ma questo è un discorso diverso.
IIo capisco che non sono i tuoi di figli e che ami lui; l'avrai visto cambiato e gli sei accanto.Va tutto bene, ma la sofferenza di questi ragazzi ce la siamo scordata?Solo perché non possono parlare non dobbiamo dire quello che LORO hanno riferito?
Mi spiace, ma tutto questo lo trovo ingiusto e terribile verso chi non si può difendere.
Buona fortuna.

Il giochino di nascondere le informazioni non riesce, quindi si procede a dare la colpa alla bambina.

T. 03 ottobre alle ore 11.25 Segnala
ti ringrazio della tua opinione, ma purtroppo o forse fortunatamente da parte del padre non è stato fatto alcun abuso su i ragazzi se mai c'è stato....certo non da parte sua il punto è che qualcosa c'è stato tra i 2 fratelli che sono cresciuti mentendo e dicendo bugie su qualunque cosa anche le più banali, il fatto che siano concordi le dichiarazioni è perchè la femmina che è la regista di tutto ha imposto al fratello di dire quello che diceva lei, considerato anche il fatto che una volta allontanati e divisi il maschio non ha mai voluto incontrare la sorella, e solo dopo molto tempo al momento in cui si sono rivisti guarda caso anche lui comincia a dire quello che dice la sorella.
Ad ogni modo pur amando S se mai avessi avuto un sospetto del genere non sarei certo qui.
Ti ringrazio per il tuo interessamento e sincerità a presto T.
p.s. non mi risulta da nessun atto che siano state fatte verifiche sulla veridicità delle dichiarazione, anche se le stesse sono state più volte richieste da padre.

Lara Cardella 03 ottobre alle ore 11.41
T., scusami, i racconti dei ragazzi coincidono su ciò che era stato fatto loro. Che verifiche ulteriori si devono fare? Torturarli e costringerli a ritrattare perché c'è la tesi che la figlia avrebbe architettato tutto? Perché avrebbe dovuto farlo? e' stata chiarissima e dettagliata. Ha parlato di ciò che succedeva a lei e a suo fratello, riferendo anche i sospiri, mimando gli atti: stai scherzando? Nelle notti in quella casa eri presente?
Io credo che quei bambini abbiano sofferto fin troppo, buttare loro ancora fango è crudele e nessun amore per un uomo può giustificare questo.
Ti saluto.

Non ricevo più alcuna risposta.
E' stata gettata questa storia in rete. Perché? Qualcuno potrebbe chiedersi, giustamente, quale può essere il profitto a far sapere a tutti questi particolari.
Innanzitutto, chi ha letto la documentazione? Certo, è lì, ma il linguaggio tecnico, la pigrizia, l'elevato numero di pagine sono un ostacolo serio all'informazione che del resto non viene data mai esplicitamente (non è difficile riassumere, io l'ho fatto) e a chi chiede, pur avendo precisato che ha letto tutto, viene nascosta la verità.
In secondo luogo, gli atti pubblicati sono stati selezionati. Dal condannato.  E' lui a scegliere che cosa pubblicare e cosa no.
Infine, dato fondamentale: che cosa ha da perdere, ormai?
Esistono i casi di ingiustizia? Sì.
Si combattono con l'informazione corretta, senza nascondere nulla, senza distorcere e manipolare. Soprattutto senza violare ancora una volta la Legge. Che tutela i minori. L'ha fatto con un processo a porte chiuse. Ora l'intimità di questi ragazzi viene violata .Dal padre. Di nuovo. Il che non è soltanto esecrabile moralmente, è espressamente vietato dalla Legge, è reato.
Mi è stato chiesto di fare il nome. Non lo farò. Capisco che la rabbia di chi legge è tanta, probabilmente vorrebbe riversarsi su quest'individuo, ma non lo trovo giusto. Qualcuno mi potrà dire: a chi gioca sporco, si risponde giocando sporco. Non è neanche questo il punto.
 Se io scrivessi il cognome di quest'uomo si arriverebbe logicamente ed immediatamente ai figli e bisogna che si capisca che questo non è un gioco, ci sono tre ragazzi che devono essere tutelati. Che hanno diritto a costruirsi una vita finalmente pulita. A me non interessano i linciaggi, non mi piacciono. Non mi sostituisco ai giudici che hanno già deciso. Mi interessava e m'interessa dare una corretta informazione a chi ha ricevuto quell'invito a solidarizzare, togliere fango immondo riversato sulle vittime, far sì che la si smetta di usare ancora violenza a quei tre ragazzi che non si possono difendere.
Perché questa storia non sarebbe mai dovuta uscire da quelle porte chiuse del Tribunale.

Nessuno tocchi i bambini. Una storia indecente. Seconda parte.

Il processo: vengono sentiti i bambini e parla anche l'ex moglie che si costituisce come parte lesa. L'impianto accusatorio regge, viene rinvenuto il materiale pornografico di cui parlavano i figli, oltre ad una pistola (regolarmente denunciata, ma che serviva all'uomo per essere brandita dal balcone quando sentiva dei rumori) e un paio di manette, rinvio a giudizio.L'imputato sceglie il rito abbreviato: significa che il Giudice emetterà la sentenza in base agli atti di cui dispone, in cambio, laddove fosse condannato, l'uomo fruirà della riduzione di un terzo della pena.
La condanna è a 9 anni senza che si riconoscano attenuanti, il pagamento delle spese processuali e il risarcimento per la ex moglie che ha raccontato, tra l'altro, nuovi dettagli di violenze fisiche sui bambini.
Le proteste: In sostanza, di che cosa si stanno lamentando?Le accuse sarebbero false, architettate dalla bambina e non provate dai Giudici.Perché la difesa ha voluto sì il rito abbreviato ma pretendeva anche che si risentissero le vittime.Questa non è ingiustizia, è Codice.E l'imputato avrebbe potuto benissimo rinunciare ad avvalersi dello sconto sulla pena seguendo l'iter rituale e non l'abbreviato.
In Appello si afferma che trattasi di una ricostruzione fantasiosa della bambina ma neanche l'imputato riesce a trovare un solo valido motivo per cui sua figlia avrebbe dovuto mentire.
E il motivo continua a non esserci.
Non mi fermo:chiedo a chi gestisce la pagina di rispondere a delle domande.
La donna G., dice di essere un'amica di famiglia, ma in una sua presentazione, sempre nella pagina, risulterà che conosce l'uomo attraverso Facebook.

Lara Cardella 02 ottobre alle ore 13.39
Io ho letto tutta la documentazione, non mi sarei permessa di fare delle domande senza aver letto tutto.
Ma non posso pretendere che gli altri facciano lo stesso, per questo ti prego di prenderti tutto lo spazio che ti occorre nelle risposte.
1) Chi chiama gli assistenti sociali per accertare le condizioni dei minori?
2) A quali controlli viene sottoposta la famiglia?
3) Che cosa viene scritto nelle relazioni degli assistenti sociali?
4) Quali sono le accuse che i minori rivolgono ai genitori?
5) Come si difendono i genitori?
6) Ad entrambi i genitori viene tolta la potestà?
7) Quanti gradi di giudizio ci sono stati?
8) Uno dei genitori (o entrambi) si sono opposti alla decisione del Tribunale?
9) Il provvedimento di allontanamento ha previsto che i figli non avessero più contatti con i genitori?
10) I genitori si sono dimostrati disponibili a cambiare il loro modo di vivere?

G. 02 ottobre alle ore 16.16 Segnala
1)gli assistenti sociali sono chiamati dalla mamma.

2)presa visione dell'abitazione,la condizione dei bambini + un tutor.

3) i bambini versano in condizioni igieniche precarie,e sono adultizzati.

4) non appare in nessuno scritto ma parlano male della mamma.Lamentano il fatto che sono stati portati via dalla casa dei nonni,per via di una difficile convivenza tra loro e la mamma.

5) L mamma si lamenta del fatto che il papà è assente e non gli da i soldi.Lei non si sente in grado di occuparsi dei figli e chiede l'intervento degli assistenti sociali.

6) No,viene sospesa dopo i fatti del papà,ma lui era all'oscuro di questa decisione.

7) tutti e tre i gradi di giudizio.

8) Il papà voleva avere i figli con lui, ma con il fatto che era disoccupato gli fù negato Dopo 15 giorni partiva l'istanza di affidamento ma non fù presa in considerazione,con perizie accertate,

9) No,erano divisi nei fine settimana,alternandosi nei weekend,una settimana per uno.Successivamente ci fù un provvedimento restrittivo per non farli andare con i genitori,ma solo nella casa famiglia.Poco prima delle festività natalizie vietano di vedere i figli.In seguito solo la mamma potrà incontrarli,ma solo in situazione protetta.

10) Il papà seguì un percorso psico-diagnostico,come ordinato dal Tribunale dei minori.Dopo qualche mese lo psicologo lascia l'incarico e si affida allo psocologo dell'Istituto T,dove precipita tutta la situazione.
Nonostante le pressanti richieste del padre per avviare i figli alla psico-diagnosi,questo è accaduto solo dopo mesi.

Lara Cardella 02 ottobre alle ore 17.20
G., dalle risposte non si capisce il perché.
Io ho letto tutto: ci sono gravissimi abusi perpretati sui figli, tu non ne parli.
Questa non è informazione corretta.Se dici che i giudici hanno sbagliato (ed è un'accusa pesantissima), bisogna spiegare dove e come.I bambini erano senza vestiti adeguati, quando vivevano dalla nonna questa era un'alcolizzata, non si può fare informazione omettendo la verità. Non si può dire che la Giustizia sbaglia e non mettere gli altri in condizione di capire.Non è onesto, non è giusto.

G. 02 ottobre alle ore 17.27 Segnala
chiedo alla compagna di scriverti....lei ne sa piùà di me,all'epoca dei fatti c'era..... questo è il suo profilo.....e la sto chiamando al telefono.

A questo punto si inserisce la compagna dell'uomo, T., e la conversazione, sempre via posta privata, riguarda ora me e lei.

lunedì 4 ottobre 2010

Nessuno tocchi i bambini. Una storia indecente. Prima parte

Questa è una storia che non avrei voluto raccontare, su cui ho sperato scendesse il silenzio per rispetto dei bambini coinvolti. Ma l'indecenza non ha limiti. E allora è mio dovere parlare.
Antefatto: su FB viene aperta una pagina in cui si grida che un uomo è vittima d'ingiustizia e si invitano, con parole veementi, i contatti a solidarizzare. Ho quest'uomo fra i miei “amici”, mi sento chiamata in causa. Vado sulla pagina e provo a capire. Nelle Info non c'è scritto nulla, c'è un accenno ad accuse infamanti e una documentazione che comprende gli atti messi a disposizione dall'uomo. Leggo.
I fatti: L'uomo è accusato di abusi sui figli, tre, oltre che di violenza sulla ex moglie. Viene condannato in via definitiva a 9 anni di reclusione. Pubblica sulla pagina le sentenze e la sua memoria difensiva oltre che i motivi dei ricorsi. Nelle sentenze sono raccontate le violenze subite dai figli come emerso dalla loro escussione.
I coniugi si separano consensualmente con l'accordo che i figli siano affidati alla madre e con dimora presso la casa dei nonni materni. La donna chiama i servizi sociali perché non è in grado di mantenerli; questi intervengono e trovano i bambini in uno stato d'incuria totale. Non hanno vestiti adeguati che li coprano, dimostrano evidenti disagi psicologici (il più grande soffre di enuresi e indossa ancora il pannolino),. La famiglia viene posta sotto controllo, ma continuano i rapporti fra genitori e figli. Il padre risulta più presente rispetto alla madre, secondo chi li osserva è per la positiva presenza della nuova compagna ben accettata dai figli.
Vengono notati graffi, ciocche di capelli tagliati, comportamenti strani da parte dei minori. I bambini iniziano a parlare e raccontano che cosa accadeva loro di notte, sentiti separatamente, le versioni coincidono. Alla bambina veniva insegnato dal padre a masturbarsi e masturbarlo: riferisce parole, mima gesti, riproduce i suoni emessi dal padre durante queste pratiche. Al ragazzo veniva spostato il pannolino, preso il membro, strofinato sulle gambe, infilato nell'ano; quando il padre è di fronte, prende a masturbarsi davanti al figlio, lo penetra qualche volta, soprattutto quando il ragazzo è a pancia in giù e finge di dormire. Entrambi i minori affermano di aver provato più volte a sottrarsi a tutto questo ma di non aver osato insistere per paura della reazione violenta del padre. I due bambini non hanno un rapporto fra di loro, perché il grande assieme ad altri due amici aveva fatto giochini erotici con la sorella e sembra sentirsi molto in colpa per questo.
Riferiscono inoltre che il padre li faceva assistere alla visione di video pornografici chiedendo poi loro di riprodurre gli atti visti; che aveva mostrato loro altri video con immagini di bambini seviziati cui venivano tagliate parti del corpo causando su di loro traumi e paure; che la madre era vittima di violenze fisiche (in un caso veniva stramazzata a terra perché aveva osato non guardare il marito mentre le parlava, circostanza confermata dall'uomo stesso), sapeva di ciò che succedeva ai bambini ma non si opponeva per paura delle minacce di morte; che quando erano presso la nonna si consideravano al sicuro ma non il giovedì mattina giacché la donna andava al mercato ed il padre non faceva andare i figli a scuola dicendo loro che erano chiuse e costringendoli ancora a subire violenze; che la nuova compagna del padre chiede alla bambina di tacere con la promessa che avrebbe provveduto lei a curare il padre.
Vengono immediatamente interrotti i contatti con i figli e si apre il processo.

domenica 3 ottobre 2010

Bambini sottratti dallo Stato: ingiustizia?- Un caso. Da Facebook.

Qualche giorno fa su FB ricevo un tag: è una foto, si manifesta contro le sottrazioni perpetrate in modo abusivo dal Tribunale dei Minori. Sott'accusa giudici e assistenti sociali. Intanto, sempre su FB, si grida, di nuovo, all'ingiustizia di Stato per un altro caso e si invita a solidarizzare. Decido di andare a fondo, di cercare di capire se fare clic su quella pagina oppure no. La persona che grida all'ingiustizia e chiede la solidarietà dei contatti non scrive nelle informazioni di che cosa si tratta, il riferimento è ad un uomo perseguitato dalla Giustizia che ha subito accuse infamanti. Stop. In compenso, c'è tutta la documentazione. Lunghissima, sono gli atti dei processi. La leggo tutta, perché prima di parlare io voglio essere informata. La persona in oggetto è stata definitivamente condannata a nove anni di reclusione per abusi sui figli. In precedenza gli stessi erano stati allontanati dai genitori. Al loro arrivo i bambini indossano abiti inadeguati alla stagione: c'è freddo ma portano i bermuda; la madre promette che porterà i vestiti, se ne dimenticherà ogni volta. Va bene, storia di ordinaria (?) miseria. Ma poi ci si accorge che il maggiore dei figli ha problemi di enuresi: a sedici anni fa ancora la pipì a letto e porta il pannolino. Anche questo può essere solo un disagio psicologico individuale. I bambini però parlano. E si legge una storia allucinante di abusi sessuali perpetrati su entrambi i minori. Di strofinate notturne, di toccamenti sulle zone genitali e sessuali di entrambi da parte del padre, mimati dalla bambina con annessi sospiri e commenti. Il tutto mentre la madre dormiva o faceva finta di dormire.
La difesa addossa la colpa alla bambina asserendo che mente. Per quale motivo dovrebbe mentire non ci è dato sapere.
Chiedo spiegazioni a chi gestisce la pagina. Invio dieci domande e prego di dilungarsi nelle spiegazioni perché non tutti hanno la pazienza di leggere la documentazione e perché credo fermamente nella necessità di un'informazione corretta. Le risposte sono laconiche, nessun accenno alle violenze subite dai minori, un vago riferimento a condizioni di miseria e "adultizzazione"(testuale). Non voglio citare qui le persone coinvolte nei fatti, non mi sembra giusto (anche se sono di pubblico dominio), quello che chiedo è il rispetto. Per le Istituzioni che benissimo hanno fatto a togliere i bambini da quell'inferno; per i contatti di FB che non possono essere insultati se non solidarizzano quando si sottace la verità; per quei bambini, soprattutto per loro, che non hanno la possibilità di accedere ad Internet e far sentire la loro voce, che sono stati sbattuti su una pagina di FB, le loro storie in pasto a tutti, senza che sia stato chiesto loro se fossero d'accordo.
A me questa pare la vera ingiustizia.
P.S.: Ove mi fosse richiesto, presenterò documentazione del "caso" con le risposte ricevute in posta privata  dalle persone citate.

Aggressione razzista: il manganello non s'inceppa.

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/10/02/news/aggressione_razzista_a_gallarate_arrestato_un_estremista_di_destra-7648797/?ref=HREC1-12
Di ieri l'allarme violenza di Maroni e l'invito ad abbassare i toni. Se qualcuno ha aggredito Belpietro ovviamente la colpa è di Di Pietro (manca più di un passaggio logico, ma son quisquilie). Ora, però, uno si chiede: se un gruppo dichiaratamente di estrema destra aggredisce inneggiando al duce, l'allarme non c'è più? Il nesso con la politica razzista della lega, l'esimio ministro degli Interni non lo vede? Ha davvero bisogno che qualcuno qui glielo faccia rilevare?
E non si sente in dovere, adesso che gliel'abbiamo fatto notare, di riproporre un allarme, dare un segnale forte contro questi razzisti che non disdegnano l'omofobia?
Un manganello non è una pistola, siamo tutti d'accordo. Infatti, il primo non s'inceppa.

sabato 2 ottobre 2010

Abbassiamo i toni e diamo la colpa a Di Pietro

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201010articoli/59045girata.asp
"Abbassare i toni", difficile non concordare con Maroni dopo l'agguato a Belpietro. Perché un gesto del genere è intollerabile, qualunque cosa pensi o scriva il giornalista. Quindi sì ad un confronto più civile e forse il "più" è perfino di troppo. Poi leggi le reazioni, il collegamento arbitrario fra l'attacco di un folle e le parole di Di Pietro e te lo chiedi: è questo abbassare i toni? Stiamo assistendo alla replica di quanto accaduto dopo la "duomata" a b.
Non una persona disturbata, nonostante i fatti l'abbiano provato, ma un seguace di Di Pietro, fomentato dal diritto,sacrosanto per Belpietro ma non per gli altri, evidentemente, alla critica.
Quando il cosiddetto onorevole bossi ha dato allegramente dei porci ai Romani, lei, ministro degli Interni, così preoccupato dall'inasprimento dei toni, non ha minimamente tenuto conto di una possibile reazione degli insultati?
Quando il cosiddetto premier, altrettanto allegramente, ha definito coglioni quanti non lo votavano l'allarme per una possibile violenza non ha pensato fosse il caso di darlo ed urgentemente?
Se si devono abbassare i toni, non si possono chiudere entrambi gli occhi di fronte agli insulti continui di una parte e far tacere il dissenso. Non si può addossare la colpa di un episodio così grave a Di Pietro : le accuse vanno provate, i legami vanno documentati, altrimenti è un'ignobile strumentalizzazione che esaspera ancora di più i toni, non li abbassa affatto.

venerdì 1 ottobre 2010

Pirateria: delinquenza o necessità?

http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/09/30/news/pirateria_francia_hadopi-7583145/?ref=HREC2-11
Sono dalla parte della legalità, sempre. E se rifletto sul diritto d'autore credo sia giusto tutelarlo, non solo perché sono parte in causa: una mia opera, al di là del suo valore, mi è costata sicuramente fatica e deve essere adeguatamente ricompensata. Vale per lo scrittore, vale per il cantante. Ma. Guardo ai prezzi di un libro, proibitivi anche nel caso dei cosiddetti economici; uguale discorso per i cd. Il problema della pirateria va affrontato tenendo presente lo squilibrio fra le due offerte: non si può competere con la gratuità, è stupido anche solo proporlo. Il deterrente dovrebbe essere la pena.
Se l'informazione è riuscita ad arginare la crisi sfruttando la rete ed avvalendosi delle inserzioni pubblicitarie, perché non pensare ad una soluzione di questo tipo anche per la musica e i libri? Invece di far gravare i costi solo sull'utente non sarebbe più intelligente usare gli annunci per abbassare drasticamente i prezzi, se non per giungere ad un'eguale gratuitità del prodotto? Non credo ci sia un piacere a delinquere in chi scarica musica o altri contenuti dal web. Credo ci sia invece un desiderio di conoscenza che dovrebbe essere assecondato e favorito, non represso.
Nel rispetto della legalità, del buon senso e del diritto d'autore.

Il fango: Giampilieri un anno dopo.

E' trascorso un anno. Giampilieri era sommersa dal fango. Dimenticata. Perché il cosiddetto premier doveva salvare le banche USA, sconfiggere il cancro e conquistare Marte.
L'avete visto dormire in Parlamento, è stanco. Colpa nostra che non ci siamo fatti sentire? Può darsi, ma la differenza con i terremotati dell'Aquila non l'ha fatta la politica, bensì la solidarietà della gente.
Pietro Lo Monaco, dirigente del dipartimento della Protezione Civile, invita ad avere pazienza.
Servono i finanziamenti e non ci sono. Strano, non una parola è stata detta in proposito dai politici siciliani che si sono affrettati a dare la fiducia al Governo del fare.
Quando parlerete ancora di fango metaforico, quello gettato su Fini oggi, su b. domani, per favore, ricordatevi che c'è gente che è morta nel fango, quello vero.

giovedì 30 settembre 2010

Pena di morte sì, ma civile.

http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_30/iniezione-letale-california_642f40b8-cc66-11df-b9cd-00144f02aabe.shtml
Due esempi di civiltà, ancora dagli Usa e dall'Iran, rispettivamente. Uno stop alle lapidazioni (forse) e un momentaneo alt alle esecuzioni. Perché si ammazza, si continua ad ammazzare ma lo si deve fare in modo pulito.Il farmaco per assassinare sta per scadere, è politicamente molto corretto non usarlo. Come se volessi pugnalare qualcuno con una lama arrugginita. No, non si fa.
E' vero, infliggere sofferenza è un'aggravante per legge e, in questo momento, i condannati a morte stanno comunque respirando un po' di ossigeno supplementare.
Ma noi civilissimi e moderni sostenitori del no alla barbarie e voi, contrari all'aborto e all'eutanasia, voi che vi fate il segno della croce ed avete il posto guadagnato in Paradiso come fate a tacere di fronte a questo?

Restano i simboli padani. "Cosa nostra".

http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/30/news/adro_simboli_restano-7568661/?ref=HREC1-7http://www.giornalettismo.com/archives/82744/scuola-adro-simbolo-lega/
No, non toglierà i simboli padani. Sono "cosa nostra", dicono. Non abbiamo motivo per dubitarne.
"A casa mia comando io", ribadiscono ed hanno ragione. Qualcuno può vietarmi di tenere " a casa mia" ciò che mi piace? Ma la scuola non è "casa mia", è pubblica. Tant'è vero che gli stimati 15 mila euro per l'arredo di ogni aula provengono dalle tasche degli Italiani. Tant'è vero che, mentre si attuano tagli indiscriminati (c'è la crisi, si sa), la signora Morrone, casualmente moglie di bossi, riceve uno stanziamento di 800mila euro per la scuola, padanissima, che gestisce.
Vede, Lancini, sarà pure cosa vostra ma la casa no, quella è degli Italiani.

mercoledì 29 settembre 2010

Senza vergogna.

http://www.repubblica.it/politica/2010/09/29/news/giornata_politica-7552465/?ref=HREA-1
E' l'arresa dei conti. Il cosiddetto premier ottiene una fiducia sulle stampelle, toni trionfalistici si sentono dai finiani, indispensabili. Tace Lombardo ma la stessa patente d'indispensabilità non deve dispiacergli. Questo Governo non ha i numeri, b. è finito, la compravendita non è servita.
Bene, perché allora avete votato sì? Perché da mesi continuate a riempirci occhi ed orecchie su quanto siete diversi, fondate partiti e correnti, fate distinguo, v'indignate per i conflitti d'interesse sulla Giustizia e ieri avete offerto l'ignobile salvagente?
Non è vero che in questo Paese manca la democrazia, manca la vergogna.

L'uomo del Ponte ha detto sì

http://www.corriere.it/politica/10_settembre_29/camera-discorso-berlusconi_f373198e-cb94-11df-a93d-00144f02aabe.shtml
Non ha detto nulla di nuovo, si direbbe. Apertura a Fini, cessione alla lega, richiesta, in cambio, di impunità. Tutto come prima? No. Perché c'è un punto sul quale vorrei porre l'attenzione: il Sud. I fuoriusciti dell'UdC che cosa avranno in cambio? Si sono forse mossi per un ideale ( sarebbe la prima volta, ci dicessero quale)? La risposta potrebbe essere contenuta nell'accelerata improvvisa alla costruzione del Ponte?
Che farà uscire il Meridione dalla crisi che lo attanaglia? Che gli darà finalmente la possibilità di risollevarsi? A chi serve quel maledetto ponte che i Siciliani non vogliono? Affoghiamo nell'immondizia, non c'è acqua, non c'è lavoro, le strade sono rattoppate, ma l'interesse unico  è costruire un ponte che ci consenta di emigrare a piedi invece che sul traghetto.
Cui prodest?

Fabrizio Corona e lo schifo.

http://www.corriere.it/spettacoli/10_settembre_28/moric-intervista-su-corona-mora_f7c97cb2-caf9-11df-8d0c-00144f02aabe.shtml
La notizia non ha dignità di notizia, che cosa fa Mora con i suoi soldi interessa lui e i possibili eredi. Altrettanto dicasi di Fabrizio Corona, che cosa fa con il suo corpo interessa lui e al limite il suo partner. Quel che ha rilevanza, invece, è la reazione di chi commenta la non-notizia. La delusione delle fan, la smentita dell'interessato, la preoccupazione dell'ex moglie a che il figlio non venga a sapere (motivo per cui si affretta a rilasciare dichiarazioni pubbliche: coerente, non c'è che dire). Non bastasse tutto questo, che è già troppo, a più riprese sento e leggo la parola "schifo". Francamente non capisco. Mora non incarna sicuramente il mio ideale estetico, ma schifo? Ho come il sospetto che la riprovazione per l'eventuale relazione fra i due non riguardi affatto l'ipotesi che Corona abbia sfruttato l'agente, ma la rivelazione in sé dell'essere bisessuale. E questa è la notizia. Corona può guidare senza patente, può fregarsene beatamente della Giustizia, non può assolutamente essere sfiorato dal sospetto di non essere virile al cento per cento.
Promette che darà prova di non essere gay, l'imputato. Ma da quando è un reato? Da quando l'omosessualità è un insulto?
Corona saprà sicuramente trarre vantaggio da questa storia, ma non si sta facendo un buon servizio a chi viene discriminato, insultato, picchiato per i propri gusti sessuali.
E' questo che mi fa schifo, sinceramente.

I disabili e il professore nazista (senza ipocrisie)

http://www.corriere.it/salute/disabilita/10_settembre_29/disabili-scuola-rupe-tarpea_2e713a40-cb8e-11df-a93d-00144f02aabe.shtml
Si possono negare cinque minuti di celebrità a qualcuno?
Sul palco delle idiozie c'è posto per tutti, oggi la palma spetta a questo professore.
Che discetta sulla possibilità di sbarazzarsi del problema disabili senza ipocrisia e con tanto sano realismo, rifiutando sdegnato l'etichetta di razzista. Perché non è razzista, è eugenetico. Se dobbiamo creare una società sana, in sostanza, che ce ne facciamo di questi malati? Intralciano. Ergo, riprendiamo il sano esempio della rupe Tarpea e buttiamoli giù da lì. Ha torto l'esimio? Non è un ragionamento logico il suo?
Il problema non è l'integrazione del disabile o i disturbi di cui chiaramente soffre il novello nazista; la questione riguarda la liceità di poter dire (in questo caso addirittura scrivere su un social network) tutte le scempiaggini che passano per la mente, appellandosi o al diritto di opinione o ad una presunta mancanza di ipocrisia.
C'è differenza fra chi ruba di nascosto e chi lo fa alla luce del sole, gloriandosi del reato compiuto?
Certo che c'è: il primo è un comune ladro, il secondo un ladro non ipocrita. E' questa la logica imperante e deviante. Commetto un reato, di qualunque genere, poi non solo non mi pento quando mi fanno rendere conto (da soli non ci arrivano, è provato) che sono un delinquente; voglio essere considerato un eroe che ha saputo valicare i confini del vivere civile. Voglio essere premiato per il mio reato se no siete voi ad essere ipocriti, permalosi e anche un pelino razzisti e intolleranti.
Io non so che cosa possa insegnare questo professore in classe, non so che esempio possa dare ai suoi figli (spero diverso da quello che ha ricevuto dal suo di padre, maestro elementare, a sua volta), so che in quella discussione era presente un genitore di un disabile che ha chiesto un soprassalto di dignità umana e civile. Invano. Perché non sono capaci di dignità.
La sua protesta, per essere stato insultato, (lui, il docente) si chiude con la promessa indignata che userà FB, d'ora in poi, solo a scopi ludici. Non ritengo sia giusto: lasciategli la facoltà di fruire come vuole del social network, ma toglietelo dalla scuola. Subito.

lunedì 27 settembre 2010

Sakineh sarà impiccata: non nel mio nome.

http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_28/sakineh-condanna-morte-impiccagione_a9b327c8-cac0-11df-8d0c-00144f02aabe.shtml
Aveva negato ci fosse stata una sentenza contro Sakineh. In attesa di acquisire legittimità per ammazzarla. Ora chiede che non ci siano strumentalizzazioni politiche, dopo aver strumentalizzato l'assassinio di Teresa Lewis per giustificare il suo. E' ancora una volta una partita sporca, maledetta, infame che viene giocata sulla pelle delle donne. E non si può tacere. Non esiste un omicidio legittimo, né se proviene dagli Stati Uniti né dall'Iran. E' l'applicazione della legge barbara del taglione e il no deve essere gridato ancora più forte. Perché è ricattatorio. Perché si fonda sull'illogico assunto che se ammazzi tu lo posso fare anch'io. Perché si sta cercando ogni pretesto per ammazzare una donna con il nostro consenso. Non vi sta bene la lapidazione? La impicchiamo. Non regge l'accusa di adulterio? C'è quella per omicidio. Sakineh sarà impiccata per assassinio, quello di Teresa Lewis. Ma non l'ha ammazzata lei.

Mozione di sfiducia a bossi: la rivoluzione con il clic

http://www.repubblica.it/politica/2010/09/27/news/bossi_romani-7470883/?ref=HRER1-1
Il PD presenterà una mozione di sfiducia in seguito al nuovo insulto di bossi. E' un segnale non solo positivo ma indicativo di una nuova via intrapresa dalla politica italiana. Positivo perché mette un freno non solo alle idiozie partorite da un individuo indegno di rappresentare gli Italiani ma anche alla possibile reazione di chi non vedendosi tutelato dalle Istituzioni potrebbe reagire in modi estremi. Nuovo perché arriva in risposta alla sollevazione del popolo della rete: le prime prese di posizioni erano state indubbiamente di rigetto, ma per arrivare alla sfiducia si è passati attraverso una mobilitazione che ha visto protagonista il web con la formazione di gruppi, con la richiesta di risarcimento danni e di dimissioni. Vero, in una democrazia matura dovrebbe essere la politica a dare le linee-guida all'elettorato, non dovrebbe mai seguire la pancia del popolo, ma noi non siamo affatto in una democrazia matura e gli umori della gente vengono usati ed abusati per i propri giochi di potere. In molti hanno ironizzato spesso sulla "rivoluzione con il clic": non solo è possibile, sta già avvenendo.

Le inchieste e le intimidazioni. Intervista a Gianni Lannes

D: La tua ultima inchiesta si occupa del caso Barilla e
l’'amianto presentenello stabilimento di San Nicola di Melfi: possiamo spiegare
la gravità  del problema?

R: A rigor di cronaca le ultime due inchieste pubblicate
toccano il tema della libertà, del controllo sociale, del
potere senza vincoli, in altri termini del militarismo
imperante e dilagante da occidente a oriente. Di che parlo?
Rivelazioni disarmanti: “Europa: super polizia militare
sotto lo zio sam” e “Indirizzi in vendita”. Quanto
alla nota multinazionale industriale del cibo si è
trattato semplicemente di un reportage a San Nicola di Melfi
in provincia di Potenza. Sono sbarcato nuovamente in Lucania
solcando nell '’intimo questo meraviglioso e saccheggiato
territorio per raccontare la quotidianità della
metamorfosi predatoria. Alla Barilla c’'ero già stato due
anni fa per conto del quotidiano La Stampa. L’11 ottobre
2008, infatti, quel giornale ha pubblicato la mia inchiesta
in prima pagina. Non ho più gli aggettivi per definire
questa situazione: uno stabilimento di prodotti alimentari
imbottito di amianto a perdere notoriamente cancerogeno.
L'’asbesto è stato messo al bando in Italia nel 1992 con
la legge 257. L'’amianto alla Barilla (controllata al 49%
dalla famiglia elvetica Anda dedita al traffico di armi) –
come attestano i riscontri tecnici – è ormai friabile.
Purtroppo l’'inalazione anche accidentale provoca danni
mortali (mesotelioma pleurico). I fratelli Barilla negano
l’'evidenza; anzi tramite lo studio legale Mariconda
Vincenzo di Milano pretendono che rimuova il testo.
Oltretutto un poliziotto del commissariato di Melfi, tale
Antonio Pennella, che si era materializzato mentre affondavo
il bisturi fotografico sull'’azienda di Parma, mi ha
telefono per chiedermi di soprassedere, ovvero di non
scrivere quanto avevo scoperto e verificato il 7 settembre
2010. Il questore di Potenza mi ha  personalmente assicurato
che l’'agente di polizia è stato sospeso dalle funzioni.

D: E'’ emergenza rifiuti: ti opponi agli inceneritori,
quali soluzioni proponi?

R: Premessa: non ho la bacchetta virtuale come Berlusconi o
Vendola. Il caos affaristico è stato creato a tavolino da
multinazionali (la piovra Waste Management sbarcata dagli
Usa negli anni ’80) del settore e dalla partitocrazia
imperante nel Belpaese. Nell’'anno 1993 l’'Italia ha
quotato in Borsa i rifiuti, iniziando contestualmente a
truccare le regole in materia merceologica; in sostanza
trasformando le scorie in “merci”. Le infrazioni
dell'’Ue non si contano ormai più, ma a pagare siamo solo
noi cittadini. Un esempio a portata di mano?
L'’inceneritore di proprietà della Marcegaglia realizzato
illegalmente a Massafra in provincia di Taranto. Ovvio: i
rifiuti  (rsu: solidi urbani) sono una risorsa – lo
attestava già nel 1982 il DPR 915 – occorre dunque
recuperarli modificano a monte il ciclo di produzione.
Soluzioni semplici nel breve periodo: drastico
ridimensionamento del nostro stile di vita, raccolta porta a
porta. Insomma: Vedelago docet, tanto per aprire le danze e
rinunciare immediatamente al superfluo. Al bando
l'’oligopolio degli esperti a pagamento. Gli inceneritori
chiamati impropriamente “termovalorizzatori” aggravano
il problema disperdendo nell’'atmosfera e non solo
l’'inquinamento a base prevalentemente di diossine
cancerogene e bioaccumulabili, furani, nanoparticelle,
esaclorobenzene, eccetera eccetera. E'’ pura follia
dissipare l'’energia termica.

D: Perché ad occuparsi d’ambiente si ricevono minacce e
si viene isolati?

R:Lo svilimento della Natura è l’'ultimo affarone del XXI
secolo a scapito dell’'umanità. Chi tocca muore.

D: Come spieghi il silenzio della ministra Prestigiacomo su
questioni così
importanti?

R:L'’attuale responsabile pro tempre del dicastero
“ecologico” vanta macroscopici conflitti di interesse in
materia di degrado ambientale e azzeramento della vita di
chi lavora. Dubitate? Fate un salto a nord di Siracusa. La
Prestigiacomo è stata piazzata dal piduista di Arcore,
tessera numero 1816.

D: Traffico d'’armi e ambiente: qual é il legame?

R:Scontato: lo sfruttamento della Terra ed il controllo
dell'’umanità. La giornalista Ilaria Alpi ed il cameraman
free lance Miran Hrovatin sono stati assassinati dai sicari
di questo sistema internazionale (potere
economico+Stati+servizi segreti+organizzazioni criminali)
perché rischiavano di evidenziare le rotte finali
(intersecanti) che dal crasso occidente muoiono in Somalia
(e nei paesi del terzo mondo, Mezzogiorno d’'Italia e
Mediterraneo compreso). Addirittura il presidente di una
commissiona bicamerale, ossia Carlo Taormina ha assoldato
come consulente – retribuito dagli ignari contribuenti –
Giancarlo Marocchino uno dei principali sospettati del
duplice omicidio. Ricordate com'’è finita nel 2006?
Secondo il Tao i due italiani erano in vacanza, uccisi da
rapinatori integralisti islamici. Proprio il 18 marzo 2006
il quotidiano" Il Manifesto"  ha pubblicato una mia inchiesta
al riguardo titolata "“Il secondo omicidio di Ilaria,
targato Taormina"”.  Questo approfondimento doveva essere
pubblicato dal Corsera, ma alla fine i colleghi di via
Solferino non hanno mostrato coraggio.

D. In che modo hanno cercato di fermarti e chi ti ha
sostenuto?

R:Tentativi di corruzione (un imprenditore in seguito
arrestato, vale a dire Rocco Bonassisa, mi aveva offerto 600
mila euro nel 2008 per non portare a termine
un’inchiesta). Censura, minacce di morte e alcuni
attentati. Non è tutto: uno stillicidio di intimidazioni
non ancora arrestato nonostante le denunce circostanziate e
la tutela del Ministero dell’Interno dal 22 dicembre 2009.
Non so quanto potrà durare. Se mi accadrà qualcosa di
spiacevole avrà le sembianze di un incidente. Beninteso:
non ho alcuna intenzione di suicidarmi, ma di portare a
termine l'’inchiesta sulle navi dei veleni, nonostante il
disimpegno dell'’intero ceto politico italiano, l'’assenza
di finanziamenti per le ricerche, ma soprattutto i muri di
gomma istituzionali. Sostegno? Pochi amici. Sono libero,
indipendente, autonomo. Non serve a nulla la solidarietà a
parole, se non a delegare all'’altro una responsabilità
gigantesca.

D: Quali sono le inchieste di cui sei più fiero?

R: Cito solo un caso. Il lavoro di approfondimento che ha
corroborato il mio libro "NATO: COLPITO E AFFONDATO: una
strage di stati della Nato tuttora impunita, su cui vige un
duplice segreto (militare e civile).

D: Può esistere una politica pulita?

R: Non basta ripulire il parlamento, comunque infestato di
ladri, mafiosi e piduisti. L'’etica e le idee da praticare
per il bene comune sono fondamentali. Forse è un segno dei
tempi. Tutto va consumato velocemente, tutto deve procedere
a un ritmo accelerato. E a contare ogni giorno è
l'’organizzazione e l’'efficienza, la visibilità, il
calcolo del rapporto costi e benefici, l’'appetibilità
dei prodotti. Purtroppo ci rapportiamo agli altri in
qualità di merci. Conta solo chi vince? Si può smettere
di pensare solo ad essere più veloci, più alti e più
forti, o forse più furbi e scegliere di procedere più
lentamente, più in profondità, con più dolcezza.

D. Quali sono gli argomenti che non si devono toccare in
Italia?

R:Petrolio e nucleare: Enrico Mattei, Mauro De Mauro, Pier
Paolo Pasolini, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Natale De
Grazia… Vittime eccellenti.

D: Qual è il dovere di un giornalista? Tocca a lui
denunciare?

R:Ad un cronista si chiede di raccontare i fatti, di spiegarli
con riscontri documentabili; in ultima istanza di
controllare il potere. Per dirla con Giuseppe Fava, un
maestro del mestiere assassinato dalla mafia a Catania il 5
gennaio 1984: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Un
giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni,
frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il
buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o
per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani
che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le
sopraffazioni, le corruzioni, e le violenze che non è
stato mai capace di combattere”. Occorre il più
possibile dire la verità. Quella scomoda, quella che
urtica, quella che obbliga al realismo. Possiamo fare
qualcosa? Ho il dovere di sperarlo e di essere contagioso. A
questo serve la cultura. Insieme possiamo piantare un seme
importante. Insieme possiamo iniziare a mutare le cose.
L'’unico modo di combatter la paura di tanti è costruire
speranze non solo per pochi. Il bene di tutti viene prima
dell’'interesse (economico) di pochi privilegiati. Avanti:
il destino è nelle nostre mani. Su la testa.
http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Lannes

Se i Romani sono porci.

http://www.repubblica.it/politica/2010/09/27/news/bossi_romani-7470883/?ref=HREA-1
All'attacco di Montezemolo, che gli rimproverava l'uso di slogan e zero fatti, Bossi reagisce nell'unico modo che conosce, un nuovo insulto. Ai Romani. Che sarebbero porci. Tutto va bene per mascherare il fallimento di un incapace. Urlare, insultare, alzare il medio, tutto purché non si mostri che la Lega ha difeso Cosentino, ha permesso il proliferare delle mafie a Nord, non fa nulla nell'interesse di chi l'ha votato.
So che ci sono problemi più urgenti di cui occuparsi, ma proprio per questo non sarebbe il caso di rivedere la Basaglia?

Beati i poveri. Ratzinger in Sicilia.

Ratzinger verrà in Sicilia presumibilmente per sollevare lo spirito di quanti vivono in miseria. A chi ha fatto notare  lo spreco di denaro pubblico per questa visita è stato risposto che gli Italiani pagano i pranzi dei magistrati. Ora, non vorrei davvero togliere il piacere a Benedetto XVI di rifocillarsi a mie spese, ma ottantamila euro per la copertura dei birilli del Foro Italico che significa esattamente?

Se è l'imputato a decidere sulla Giustizia.

Non si può dire che gli manchi la chiarezza: "Bloccare i processi del premier", questa l'urgenza per Ghedini. Ovvio, è pagato per quello. Ma Alfano? Il resto del Governo? Si ricordano che sono stati eletti dal popolo e non da b.? Certo, se il cosiddetto premier va in galera si ritrovano senza poltrona. Ma possibile che non abbiano nessuna fiducia nelle loro capacità di riciclarsi? Eppure gli esempi da seguire ci sono.
Morto un padrone se ne trova un altro. Facilmente. Perché gli Italiani dimenticano e perdonano.
Gli Italiani neanche si accorgono che un imputato in un processo è logicamente parte in causa, ha un interesse lampante a che venga chiusa la questione non con un giudizio di assoluzione ma con un'elusione del giudizio stesso.  Il conflitto d'interesse non riguarda solo l'abuso dei media, è connaturato in un uomo che non sa distinguere e non fa distinguere il suo privato dalla cosa pubblica. Permettereste a Riina di decidere sull'ergastolo? Ai suoi avvocati di disquisire sulle restrittività impostegli?
Permettereste al padrone di un'azienda di decidere unilateralmente a quali condizioni deve assumervi prescindendo dal vostro diritto alla sicurezza, ad una giusta retribuzione, ai contributi previdenziali?
Permettereste alla Juventus di imporre le sue regole per arbitrare una partita di calcio?
Permettereste al vostro ex compagno di decidere lui i termini della separazione e dell'eventuale affidamento del figlio?
Permettereste all'Enel di legiferare su quanto ogni utente deve versare per l'uso della corrente elettrica?
Perché, allora, si sta permettendo che un indagato decida se essere processato o no? Perché?
http://www.repubblica.it/politica/2010/09/27/news/stop_processi-7463577/?ref=HREA-1

domenica 26 settembre 2010

I poveri di Ratzinger.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=242&ID_articolo=2724&ID_sezione=524&sezione=
In ottemperanza con l'assunto che Dio ama i poveri, ribadito oggi probabilmente affinché godiamo (ma non eccessivamente) della nostra attuale condizione, poco scelta ma non importa, Ratzinger incontra i il notoriamente bisognoso Gotti Tedeschi, presidente dell'IOR sotto inchiesta per riciclaggio a cui non manca di esprimere la propria solidarietà. A quando l' udienza con Briatore?

7 giorni : le domande.

Uno sguardo  a ciò che è accaduto in settimana serve a ridare un senso alla prospettiva. Ci fanno vivere affannati sul presente, alla rincorsa dell'"ultima ora", della notizia da fagocitare e dimenticare. Riappropriamoci del tempo, il nostro: Lancini ad Adro, per rimuovere i simboli padani vuole l'ordine di Bossi, li ha tolti adesso? Gelmini, in Lombardia, stringe un patto con La Russa per addestrare nelle scuole statali i nostri ragazzi a pratiche militari: si è ravveduta? Respinta la richiesta di utilizzo delle intercettazioni per Cosentino fra assenti e franchi tiratori: hanno spiegato? Giovanardi accusa le coppie gay di favorire la compravendita di bambini: dove sono le prove? Marcegaglia rilancia l'allarme sulla crisi: chi le ha risposto? Muore un altro detenuto in prigione : perché? Roghi di immondizia a Napoli: non era tutto risolto? Ammazzata in Virginia Teresa Lewis nell'indifferenza generale: dov'è la differenza con Sakineh?  Ricorre l'anniversario della morte di Livatino nel silenzio generale: possibile?  Parla, con un videomessaggio atteso per un giorno, il Presidente della Camera sull'affare casa a Montecarlo: chissenefrega?

La trappola mediatica. Una giornata in attesa del nulla.

Non so a voi ma a me Internet serve principalmente per avere notizie, possibilmente non filtrate dal punto di vista dell'editore o del conduttore. Credevo che la rete me lo potesse, in buona parte, permettere. Guardi i lanci di agenzie, sono fatti, distinti dalle opinioni. Ieri ho assistito, però, ad un fenomeno che ha dell'inverosimile. Non mi è interessato moltissimo dei problemi di Fini con suo cognato, lo ammetto. Per me il problema "casa" coincide essenzialmente con il dramma di chi deve pagare il mutuo o lavora quasi esclusivamente per permettersi l'affitto di un monolocale che sia appena appena dignitoso. Ho evitato accuratamente di farmi prendere dalla trappola mediatica che vuole ad ogni costo concentrato lo sguardo su un'Italia che non è reale. Ci ho provato. Ma di fronte all'attesa di un video, attesa protrattasi per tutta una giornata, di fronte al silenzio carico di aspettativa ho ceduto. Ed ho aspettato. Intanto a Roma si svolgeva la manifestazione contro la vivisezione; intanto in Calabria si gridava "no" alla 'ndrangheta; intanto Marcegaglia rilanciava l'allarme sulla crisi.
Allora ho capito che l'informazione della rete tutto è fuorché neutrale. Che la libertà che ci viene propinata non esiste se altri hanno deciso per noi quali sono le notizie di cui dobbiamo interessarci. La patina di rispettabilità della notizia (si tratta di politica mica di showbiz o calcio) è appunto il velo spesso con cui si occulta la realtà che ci circonda. Non so se Fini sia parte di questo gioco di manipolazione, non voglio cadere nella trappola opposta del complottismo. Ha parlato, costretto o no non m'interessa punto, ora basta, però. Torniamo all'Italia reale, al cittadino con i suoi veri problemi. Che non ha una casa a Montecarlo.

sabato 25 settembre 2010

Lotta al terrore e xenofobia

http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_25/svezia-aereo-con-bomba-bordo_0cdaf2fa-c877-11df-9516-00144f02aabe.shtml
Il mondo è sicuramente cambiato dopo l'11 Settembre. In peggio, altrettanto sicuramente. Ma mi chiedo che cosa sia esattamente il terrorismo. E a chi serva. E' da dieci anni quasi che viviamo con il terrore del terrorismo, che guardiamo con sospetto chiunque, accanto a noi, abbia un colore diverso dal nostro. L'ondata xenofoba non può essere spiegata con i semplicistici slogan del "ci invadono, ci ammazzano, ci convertono". Esiste il fondato pericolo di attentati, nessuno lo può negare. Abbiamo dato il nostro assenso per essere controllati negli aeroporti, abbiamo rinunciato alla nostra privacy, abbiamo tenuto alta la guardia contro l'invasore. Non sarebbe ora di smetterla? Con l'allarmismo si corre il rischio di non essere più credibili ed intanto fomentare le paure più profonde (spesso inconfessate) della gente. Non è insano combattere il terrorismo con un'abbondante opera di terrorismo?
Ieri è stato l'attentato (inesistente) in Inghilterra al Papa, oggi l'aereo fermato con un cittadino di origini pakistane arrestato e si vorrebbe tanto conoscere con quale motivazione. Ci hanno chiesto denari, la nostra libertà, controlli su controlli. Tutto bene, gli strumenti li hanno. E' troppo chiedere che la smettano di terrorizzarci per difenderci dal terrorismo?

venerdì 24 settembre 2010

L'inno e la propria identità.

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/24-settembre-2010/gobbo-sindaci-basta-inno-d-italia-1703823285805.shtml
E' difficile spiegare il disgusto che prende al nuovo attacco legaiolo contro l'Italia. E' difficile perché si deve far ricorso a valori facilmente collocabili a destra. Il patriottismo, il legame al tricolore, la difesa dell'inno sono patrimonio dell'area politica più conservatrice, quella che sta al Governo, appunto. Allora ti coglie il dubbio, lo spaesamento: ma questi non sono alleati? Ed io che non li sostengo dove sto?
Non so se faccia parte di un loro progetto destabilizzante, ma credo che la mancanza di chiari punti di riferimento sia uno dei mali più gravi di questa politica. Avendo abbracciato qualunque ideale facesse comodo si spostano trasversalmente a destra, sinistra, centro senza quel minimo di coerenza che ti possa far capire chi sono esattamente. Difendono i valori della religione cattolica e pregano il dio Po; si dichiarono contrari ai privilegi della casta e abusano di auto blu; dichiarano fedeltà al loro Governo e se ne distaccano ogni giorno con iniziative personali; militano contro le mafie e votano no all'utilizzo delle intercettazioni per Cosentino; chiedono il rispetto delle norme civili e il loro leader alza il medio un giorno sì e l'altro pure.
E' paradossale che a difendere l'inno di Mameli e a frenare l'onda Italiofoba sia La Russa. E' paradossale e incoerente: perché al dissidente Fini è stato più volte rimproverato il non allineamento con le linee guida del partito, ne è stata chiesta l'epurazione, il silenzio, le dimissioni. Perché a questi no?
Il dubbio di concordare con La Russa (lacerante, lo ammetto) viene immediatamente risolto perché l'ineffabile si permette una battuta orribile, in puro stile fascista, prendendo spunto dal cognome del sindaco legaiolo, Gobbo ("raddrizzeremo le sue parole", possiamo immaginare il ghigno soddisfatto per la boutade partorita). Rimane quello sulla propria identità politica: se difendo l'inno sono di sinistra, di destra, di centro, riformista, all'opposizione, filogovernativo?
Con buona pace dei vari schieramenti che non esistono ormai più, ritengo di essere semplicemente italiana.

Ammazzata Teresa Lewis. Con civiltà.

http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_24/teresa-lewis-condanna-morte-usa_308fb448-c79a-11df-9bef-00144f02aabe.shtml
"Quando è entrata nella stanza ha alzato gli occhi, guardandosi attorno, terrorizzata. Alcuni ufficiali hanno cercato di calmarla accarezzandole le spalle".
Come un animale al macello. Civiltà è un'iniezione al posto delle pietre?
Non nel mio nome.

Pluralismo a senso unico. Masi contro Santoro

http://www.repubblica.it/politica/2010/09/23/news/santoro_gi_scontro_con_masi_vaffa_in_diretta_il_dg_furioso-7371484/?ref=HREC1-3
Premetto che non condivido del tutto il monologo di Santoro. Credo, cioé, per riprendere il suo esempio, che sia giusto far sentire "tin" e "ten" dei bicchieri informativi e poi lasciare allo spettatore la possibilità di scegliere fra quale dei due suoni sia quello più eufonico. Questa è la mia, personalissima, idea di corretta informazione. Che non significa non avere dentro di sé già scelto il proprio punto di vista, significa solo consentire agli altri di condividerlo o no dopo un'analisi plurale dei fatti e delle opinioni.
A questo punto, però, sorge una domanda: perché questo rispetto dell'altrui opinione non è invocato per altri programmi d'informazione? Il Tg1 di Minzolini è eco fedele del Governo: perché Masi non s'indigna e non s'impunta per difendere il diritto dello spettatore della Tv pubblica ad avere un'informazione corretta? Perché non grida allo scandalo quando il cosiddetto premier irrompe telefonicamente invadendo, non invitato, tutto lo spazio e non consentendo a nessuno, non dico di contraddirlo, anche solo d'interromperlo? Assistere a questi spettacoli umilianti di servilismo senza che nessuno si opponga fa male.
Forse che Masi non ha mai assistito ad una puntata di "Porta a porta"? Forse che il Tg 1 non rientra fra i suoi programmi preferiti? Lo capirei. Ma il telespettatore italiano li guarda, sempre meno, per fortuna, aggiungo. E inizia a sentirsi preso in giro. Perché non si può chiedere coerentemente a Santoro di fare una trasmissione pluralista ed intanto permettere che altri siano la cassa di risonanza per questo Governo. Non si può se si ha un minimo di decenza.

giovedì 23 settembre 2010

Lotta alla mafia. Intervista a Giulio Cavalli

Giulio Cavalli ha 33 anni, ma è da almeno dieci anni che fa sentire forte il suo impegno a teatro, attraverso la scrittura, in politica. Un impegno che l'ha portato a denunciare, incessantemente, il marcio che sta consumando l'Italia. Perché la mafia non è solo a Sud. Oggetto di intimidazioni mafiose, dopo la messa in scena nel 2008 di "Do ut des", in cui racconta dell'ascesa di un aspirante picciotto a sindaco di Mafiopoli, è stato eletto consigliere regionale nelle fila dell'IdV per la Lombardia. Fonda il primo gruppo interistituzionale che si occupa di indagare sulle infiltrazioni mafiose negli appalti per l'Expo 2015. Chi lo segue su FB assiste ad una messe spaventosa di continue denunce attraverso ogni mezzo, in una profusione di energie che ha dell'incredibile. E senti che ci crede. Nonostante le minacce, o forse proprio per quelle, Giulio non si ferma, è instancabile, indomito. Ed allora ci devi credere anche tu. Glielo devi.


D: Spetta ad un artista denunciare le connivenze mafiose? E' giusto che tu o Saviano siate oggetto d'intimidazioni?

R: Credo che spetti a tutti. Che sia un errore grossolano delegare questa battaglia solo alle forze dell'ordine e alla magistratura e che potrebbe essere finalmente giunta l'ora della consapevolezza che per vincere bisogna che ognuno faccia la sua parte. Secondo la propria professione, come dice l'articolo 4 della nostra costituzione. E non abituarsi a trovare ingiuste le minacce a chiunque.
 
D: La mafia settentrionale è diversa da quella che ci viene mostrata nelle fiction?
R: E' la stessa. Che al Nord arriva per fare affari. Che ha bisogno di nascondere soldi e ci riesce solo dove circolano molti soldi. al nord, appunto
 
D:Sei consigliere regionale in Lombardia. Chi hai al tuo fianco e chi ti ostacola nella denuncia delle infiltrazioni mafiose?
 
R: Nel Consiglio Regionale Lombardo il problema della criminalità organizzata è praticamente assente nell'agenda politica del centro destra e svilito a bassa propaganda in molti uomini del centro sinistra.
 
D:Al Nord c'è lo strapotere della Lega. Come si spiega il proliferare di attività mafiose con i loro proclami?
 
R: La Lega ha costruito la propria politica parlando di un'ipotetica superiorità del Nord nei confronti del Sud. Oggi ammettere che gli imprenditori e i politici lombardi sono corruttibili come (e forse più) dei colleghi meridionali sarebbe come ammettere il proprio fallimento politico. Che nei fatti si è già avverato da tempo.
 
D: Si può fare politica e rimanere puliti?
 
R: Questo è un giochetto infame che viene ventilato spesso. Spesso più dai vip dell'antimafia che dagli altri. Mafia è politica: senza la politica la mafia non esiste, quindi la buona politica è uno degli strumenti per l'antimafia. Se la politica "sporca" era sporco Peppino Impastato? Era sporco Pio La Torre? Era sporco il sindaco Vassallo? Non credo.
 
D: Per sconfiggere la mafia quali provvedimenti dovrebbe attuare il Governo?
 
R: Il Governo dovrebbe almeno cominciare a NON fare provvedimenti che sicuramente negli ultimi anni hanno favorito le mafie: lo scudo fiscale, la continua delegittimazione della magistratura, l'impoverimento cronico di uomini e mezzi nelle forze dell'ordine. 
 
D:Quali sono le priorità del Paese?

R: Lavoro, rispetto della Costituzione, Legalità e Responsabilità. Se dovessimo dirla in poche righe un recupero di cittadinanza consapevole.
 
D: Noti anche tu un risveglio delle coscienze?
 
R: Io sono molto ottimista. Girando l'Italia vedo giovani e non che hanno un'energia incredibile e lavorano con ostinazione a questa rivoluzione morbida.
 
D:Che cosa ti spinge a non desistere?
 
R: I miei figli.
 
D:Ti senti (ti fanno sentire) solo?
 
R: Spesso. Più gli amici falsi cortesi che i miei nemici dichiarati.